Art. 60
ASSUNZIONE A TEMPO PARZIALE


1. Il Consorzio costituisce rapporti di lavoro a tempo parziale o trasforma, su richiesta dei dipendenti, i rapporti di lavoro a tempo pieno in rapporti di lavoro a tempo parziale entro limiti, per ciascuna qualifica, accettati dal Consiglio Direttivo.

2. La costituzione e/o trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo parziale e il relativo trattamento economico, anche accessorio, ha luogo alle condizioni e con le modalità di applicazione previste dalle vigenti norme regionali e dal contratto di lavoro.

3. Nell'ambito delle categorie comprendenti i livelli "C1", "C" e "B1" i posti vacanti possono essere coperti con personale part-time.

Personale addetto all'esazione

4. La utilizzazione del personale di esazione a tempo parziale ha luogo, oltre che per coprire le esi­genze che esuli­no dal normale andamento del servizio ad inte­grazione del personale ordinario, quando si verifichi una delle se­guenti ipotesi:

- assenze non superabili con le disponibilità previ­ste dall'organico del personale a tempo pieno;

- aumentate necessità del servizio, sia saltuarie che ri­correnti, derivanti da anda­menti del traffico che esulino dalla normalità;

- necessità di evitare il ricorso, salvo i casi di obietti­va impossibilità, alle deroghe previste da al­cuni istitu­ti contrattuali per il manifestarsi di "e­sigenze di ser­vi­zio".

5. A tale personale pertanto viene richiesto di presta­re servizio di volta in volta in funzione delle esigenze sopraindicate.

6. La durata della prestazione del personale di esazio­ne a tempo par­ziale è fissata in 88 ore mensili; per­tan­to ad ogni esattore a tempo parziale viene garan­tita, men­sil­mente, una retribuzione minima non infe­riore a 88 ore; corrispettivamente il lavoratore è tenuto ad assi­curare una prestazione minima mensile di 88 ore.

Ove tale misura minima non viene raggiunta nel mese, dovrà procedersi a recupero nel mese successivo di talché, nel bimestre, le medie delle prescrizioni mensili non risul­tino inferiori a tale limite.

In presenza di specifiche e motivate esigenze di orga­nizzazione del servizio è in facol­tà del Consor­zio richiede­re - e del lavoratore accettare - sino a 104 ore di pre­stazione nel mese.

7. Tale impegno di impiego minimo si intende proporzio­nalmente ridotto quando il rapporto di lavoro si ini­zi o si concluda nel corso del mese ovvero per qual­siasi altra causa imputabile al lavoratore ivi com­presa l'irrogazione di prov­vedimenti disciplinari.

8. Il personale di esazione a tempo parziale che, senza sufficienti giustifica­zioni e ripetutamente, non ef­fettui la prestazione richiesta o si renda di fatto irrepe­ribile, è passibile di licenziamento ai sensi dell'art.55 delle norme regolamentari."

9. Per il personale a tempo parziale trovano applica­zione le seguenti norme relative al passaggio a tempo pieno.

a) Il Consorzio, ogniqualvolta si renda necessario coprire posizioni di lavoro a tempo pieno darà la precedenza al personale di esazione già in servi­zio a tempo parziale.
Di tale iniziativa sarà data comunicazione al personale;

b) La precedenza fra gli esattori a tempo parziale che aspi­rino a passare a tempo pieno viene stabi­lita in funzione:
- dell'anzianità di servizio;
- a parità di anzianità, della vicinanza della sede di lavoro di prove­nienza a quella di desti­nazione,
- a parità dei requisiti predetti:
a. del numero delle persone a carico;
b. qualora anche il criterio del carico di fami­glia non costituisca ele­mento selettivo (per parità o assenza di carico viene valutata l'età dei candidati dan­do la precedenza al più anzia­no;

c) Il passaggio da part-time a tempo pieno è subor­dinato all'espressa ri­chiesta del dipenden­te al quale, pertanto, è esclusivamente riservata l'ini­ziativa di porre la pro­pria candidatu­ra;
d) Qualora il candidato prescelto per il passaggio a tempo pieno lo rifiuti, esso passa auto­maticamente all'ultimo posto della graduatoria in atto a quel momen­to;
e) In caso di passaggio da tempo parziale a tempo pieno, ai fini della ap­plicazione di tutti gli isti­tuti contrattua­li concernenti l'attività lavo­rativa, i periodi di servi­zio prestati a tempo parziale vengono computati nella misura del 60%. La fra­zione di mese viene computata come mese inte­ro.

Art. 61
DOCUMENTI


All'atto dell'assunzione il lavoratore deve presentare tutti i documenti atti a dimostrare il possesso dei requisi­ti per l'ammissione all'impiego non­ché ogni altro documento che sia necessario ai fini amministrativi, fiscali e previ­denziali.

Art. 62
PERIODO DI PROVA


1. I vincitori del concorso conseguono la nomina in prova per un perio­do di sei mesi.
2. Compiuto il periodo di prova, con esito favo­revo­le, l'impiegato con­segue la nomina di ruolo. Nel caso di giudi­zio sfavorevole, il periodo di prova è proroga­to per altri sei mesi al termine dei quali, ove il giu­dizio sia ancora sfavorevole, il Con­siglio Direttivo dichiara la risoluzione del rappor­to di impiego, con provvedimento motivato.
3. Qualora entro tre mesi dalla scadenza del periodo di prova non sia intervenu­to un provvedi­mento di proro­ga ovvero un giudizio sfavorevole la prova si intende conclusa favo­re­volmente.
4. E' esonerato dal periodo di prova il vincito­re del concorso che pro­venga da una carrie­ra cor­rispondente della stessa o di altra amministrazio­ne, presso la qua­le abbia superato il periodo di prova e disimpegnato man­sioni analo­ghe a quelle della qualifica per la quale ha concorso.
5. Per l'impiegato nominato in ruolo, il servi­zio di prova è computato come servizio di ruolo a tutti gli effetti.

Art. 63
SERVIZIO MILITARE


Per la chiamata o per il richiamo alle armi valgono le disposizioni di legge e quelle previste dall'art.48.2 delle presenti norme (Aspettati­va per servizio militare) cui si fa rinvio.

Art. 64
ASPETTATIVA


64.1 - Cause dell'aspettativa

1. Il dipendente può essere collocato in aspet­tativa per servizio militare o per motivi di famiglia.
2. Il collocamento in aspettativa è disposto, su do­manda del dipendente, dal Consiglio Direttivo.
3. Può anche essere disposto d'ufficio per ser­vizio mili­tare; in tal caso il dipendente può chiedere di usufruire dei congedi prima di essere col­locato in aspet­tativa.
4. Non può in alcun caso disporsi del posto del di­pendente collocato in aspetta­tiva.
5. Per quanto riguarda le aspettative per manda­to parla­mentare, per cariche pubbliche elettive e per mo­tivi sinda­cali si fa rinvio alle disposizio­ni di legge vigen­ti.

64.2 - Aspettativa per servizio militare

1. Il dipendente chiamato alle armi per adempie­re agli obblighi di leva o per anticipazione del servizio di leva in seguito ad arruolamento volon­tario è collo­cato in aspettati­va per servizio militare, senza asse­gni.
2. Il dipendente richiamato alle armi in tempo di pace è collocato in aspettativa per il periodo ecce­dente i primi due mesi di richiamo; per il tempo ecce­dente tale periodo compete al dipendente richiamato lo stipendio più favorevole tra quello civile e quello militare, oltre gli eventuali assegni personali di cui sia provvisto.
3. Il tempo trascorso in aspettativa è computato per inte­ro ai fini della progres­sione in carriera, dell'at­tribuzione degli aumenti periodici di sti­pen­dio e del tratta­mento di quiescenza e previden­za.

64.3 - Aspettativa per motivi di famiglia

1. Il dipendente che aspira ad ottenere l'aspet­tativa per motivi di fami­glia deve presentare domanda al Di­rettore Generale.
2. L'amministrazione deve provvedere sulla do­manda entro un mese ed ha fa­coltà, per ragioni di servizio da enunciarsi nel provvedimento, di re­spingere la do­manda, di ritardarne l'accoglimen­to e di ridurre la durata dell'aspet­tativa ri­chie­sta.
3. L'aspettativa può in qualunque momento essere re­vocata per ragioni di servi­zio.
4. Il periodo di aspettativa non può eccedere la du­rata di un anno. Il dipendente non ha diritto ad alcun assegno.
5. Il tempo trascorso in aspettativa per motivi di fami­glia non è compu­tato ai fini della progres­sione di carriera, dell'attribuzione degli aumenti periodici di sti­pendio e del trattamento di quie­scenza e previdenza.
6. Il dipendente che cessa da tale posizione prende nel ruolo il posto di anzianità che gli spetta, dedotto il tempo passato in aspettativa.

64.4 - Cumulo di aspettative

1. Due periodi di aspettativa per motivi di famiglia si sommano, agli effetti della determina­zione del limi­te massi­mo di durata previsto dall'art. 48.3, quando tra essi non interceda un periodo di servizio attivo supe­riore a sei mesi.
2. Per motivi di particolare gravità il Consi­glio Diretti­vo può consentire al di­pendente che abbia rag­giunto i limiti previsti dal comma prece­dente e ne fac­cia ri­chiesta, un ulteriore periodo di aspettativa sen­za assegni, di durata non supe­riore a sei mesi.

Art. 65
MUTAMENTO DI MANSIONI


Per quanto riguarda le mansioni cui deve essere adibito il dipendente e l'uti­lizzazione dello stesso nelle mansioni proprie dalla qualifica di appar­tenenza, nelle quali rientra comunque lo svolgimento di compiti comple­mentari e strumen­tali al perseguimento degli obiettivi di lavoro, ovvero in mansioni inferiori o superiori si fa rinvio alla disciplina prevista dagli artt.56 e 57 del Decreto Legislativo 3 feb­braio 1993 n.29 e successive modifiche ed integrazioni.

Art. 66
FERIE


66.1 - Congedo ordinario

1. Il dipendente ha diritto, per ogni anno solare, a un periodo di riposo retribui­to pari a:
- 20 gg. lavorativi per anzianità di servi­zio fino a 8 anni;
- 25 gg. lavorativi per anzianità di servizio da oltre 8 a 15 anni;
- 30 gg. lavorativi per anzianità di servi­zio oltre i 15 anni.
2. Nell'anno di assunzione ed in quello di cessazio­ne, le frazioni di anno ven­gono con­teggiate per dodicesimi nella misura di cui alla tabella "F". Le frazioni di mese superio­ri a 15 giorni vengono considerate mese intero.
3. Ai soli effetti del presente articolo non si com­putano, pur non es­sendo considerati giorni festi­vi, la gior­nata non lavorata in ciascuna setti­mana a seguito della distribuzione dell'orario settima­nale in cinque giornate e le giornate di riposo non di legge derivanti dall'applicazione della turna­zione per il personale turnista.
4. Il periodo di prova, una volta ultimato, va computa­to agli effetti della de­termina­zione delle gior­nate di ferie spettanti.
5. La risoluzione del rapporto di lavoro, per qualsiasi motivo, non pregiudica il diritto alle ferie ed il dipenden­te ha diritto alle stesse o alla indennità sostitutiva per i giorni maturati e non goduti.
6. Qualora il dipendente abbia invece goduto un numero maggiore di ferie superiore a quello matu­rato, il Consorzio ha diritto di trattenere, in sede di liquida­zione, l'importo corrispondente ai giorni di ferie goduti e non maturati.
7. Nel corso del periodo delle ferie al lavoratore viene corrisposta la retribu­zione globale di fatto di cui all'art.18, esclu­se dal computo le lettere b) e c) del pun­to 2, come se avesse lavorato.
8. L'epoca delle ferie deve essere programmata dalla Direzione del Consorzio - previo esame con le R.S.A. - entro i primi tre mesi dell'anno.
9. Nel periodo dell'anno compreso tra il 1° giugno ed il 30 settembre viene concesso al personale - sal­vo diversa richiesta scritta del lavoratore - un numero di giorni di ferie non inferiore al 55% di quelli spettanti.
10. Le ferie devono essere normalmente godute in via continuativa.
11. Nei casi di rinvio o interruzione delle ferie da parte del Consor­zio, il dipendente può rispettiva­mente frui­re di tutte le ferie o della parte resi­dua entro il primo semestre dell'anno successivo a quello in cui ha matu­rato tale diritto.
12. In caso di spostamento del periodo feriale prece­dentemente stabi­lito dal Consorzio il dipendente ha diritto al rimborso delle spese effettiva­mente sostenute e regolar­mente comprovate.
13. Il decorso delle ferie resta interrotto nel caso in cui, nel periodo delle ferie stesse, soprag­giungano malattie di durata non inferiore a 6 gio­rni e sempre che il dipenden­te ne dia tempe­stiva comunicazione al Consorzio per gli opportuni con­trolli.
14. Ove la malattia impedisca il godimento parziale o totale entro l'anno delle ferie maturate, le stes­se saranno godute, a guarigione avvenuta, nell'anno successi­vo.
15. Il dipendente che, nonostante l'assegnazione delle ferie, non usu­fruisca delle medesime, non ha di­ritto a com­penso alcuno né al recu­pero negli anni succes­sivi.

66.2 - Congedo straordinario

1. Al dipendente, oltre al congedo ordinario, possono essere concessi per gravi motivi congedi straordinari che non possono comunque superare, nel corso dell'an­no, la dura­ta di quarantacinque giorni.
2. Il congedo straordinario compete di diritto:
a. per giorni 15 quando il dipendente debba con­trarre matri­monio;
b. per il periodo necessario per la partecipazione alle prove quando il di­pendente debba sostenere esami o con­corsi pubblici;
c. per la durata del richiamo, limitatamente ad un periodo massimo di due mesi, quando il dipen­dente è richiamato alle armi in tempo di pace;
d. per i periodi prescritti dalle vigenti disposi­zioni di legge sulla tutela delle lavo­ra­trici madri, quando la dipendente si trovi in stato di gravi­danza e puerperio.
3. Per il primo giorno di ogni periodo ininterrotto di congedo straordi­nario spet­tano al dipendente tutti gli assegni, ridotti di un terzo, escluse le indennità per servi­zi e funzioni di carattere speciale e per prestazioni di lavoro straordinario. Durante il periodo di congedo ordina­rio e straordina­rio, esclusi i giorni di cui al periodo precedente, spettano al dipendente tutti gli assegni, esclu­se le indennità per servizi e funzioni di carattere speciale e per prestazioni di lavoro straordinario.
La riduzione di un terzo per il primo giorno di ogni periodo ininterrotto di congedo straordinario non si applica al congedo straordinario che compete di diritto a norma del punto 2 del presente articolo.
4. Al dipendente in congedo straordinario per il ri­chiamo alle armi sono corri­sposti lo stipendio e gli assegni perso­nali di cui sta provvisto, nonché l'even­tuale eccedenza degli assegni per carichi di famiglia su quelli che risulta­no dovuti dall'Amministrazione Militare.
I periodi di congedo straordinario sono utili a tutti gli altri effetti.

Art. 67
TRATTAMENTO DI MALATTIA


1. L'assenza per malattia deve essere comunicata nei termini già disciplinati per le assenze (per i lavoratori in turno almeno sei ore prima dell'inizio della prestazione) sia all'inizio che in caso di eventuale prosecuzione. In mancanza l'assenza si consi­dera ingiustificata.
2. Il lavoratore è tenuto ad esibire il certificato medico, a richiesta del Con­sorzio, ed a osservare ogni altro obbligo di legge.
3. Il Consorzio ha diritto di far controllare la malat­tia da un medico degli istituti assistenziali competenti. Qualora il dipendente durante l'assen­za debba, per partico­lari motivi, risiedere in luogo diverso da quello noto al Consorzio, ne dovrà dare preventiva comunicazione precisando l'indirizzo dove potrà essere reperito.
4. Il lavoratore assente per malattia è tenuto fin dal primo giorno di assenza dal lavoro a trovarsi nel domicilio comunicato al Consorzio, ai sensi del punto 3 del presente articolo, in ciascun giorno, anche se domeni­cale o festivo, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19.
Il lavoratore che - per eventuali e comprovate necessi­tà di assentarsi dal pro­prio domicilio per visite, prestazioni o accertamenti specialistici o per altri giustifi­cati motivi - non possa osservare tali fasce orarie, è tenuto a dare preventiva comu­nicazione al Consorzio della diversa fascia oraria di reperibilità da osservare.
La permanenza del lavoratore nel proprio domicilio durante le fasce orarie come sopra definite potrà essere verificata nell'ambito e nei limiti delle disposizioni di legge vigenti.
Ai sensi del comma 14 dell'art.5 del D.L. n.463/1983, il lavoratore assente alle visite di controllo senza giusti­ficato motivo decade dal diritto a qualsiasi tratta­mento economico per l'intero periodo sino a 10 giorni e nella misura della metà per l'ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospeda­liero o già accertati da preceden­te visita di controllo, se assente ad una seconda visita di controllo.
5. Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano tutte le assenze per malattia intervenute nei tre anni precedenti l'episodio morboso in corso.
6. Superato il periodo previsto dal comma 5, al lavoratore che ne faccia richiesta può essere concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi.
7. Prima di concedere l'ulteriore periodo di assenza di cui al comma 6, su richiesta del dipendente l'Amministrazione procede all'accertamento delle sue condizioni di salute per il tramite della unità sanitaria locale competente ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di stabilire la sussi­stenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.
8. Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 5 e 6, oppure nel caso che, a seguito dell'accerta­mento disposto ai sensi del comma 7, il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'Amministrazione può procedere, salvo particolari esigenze, a risolvere il rapporto corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso.
9. I periodi di assenza per malattia, salvo quelli previsti dal comma 6 del presente articolo, non interrompono la maturazione dell'anzianità di servizio a tutti gli effetti.
10. Sono fatte salve le vigenti disposizioni di legge a tutela degli affetti da TBC.
11. Il trattamento economico spettante al dipendente che si assenti per malattia è il seguente:
a) intera retribuzione fissa mensile con esclusione di ogni compenso accessorio, comunque denominato, per i primi 9 mesi di assenza. Nell'ambito di tale periodo, al dipendente competono, se ed in quanto dovute, anche le indennità espressamente previste dalle norme contrattuali secondo i criteri di erogazione in dette norme previsti.
b) 90% della retribuzione di cui alla lettera "a" per i successivi 3 mesi di assenza;
c) 50% della retribuzione di cui alla lettera "a" per gli ulteriori 6 mesi del periodo di conservazione del posto previsto nel comma 5;
d) i periodi di assenza previsti dal comma 6 non sono retribuiti.
12. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano alle assenze per malattia iniziate successivamente alla data di approvazione della presente deliberazione da parte dell'Organo Tutorio, dalla quale si computa il triennio previsto dal comma 5. Alle assenze per malattia in corso alla predetta data si applica la normativa vigente al momento dell'insorgenza della malattia per quanto attiene alle modalità di retribuzione, fatto salvo il diritto alla conser­vazione del posto ove più favorevole.

Personale straordinario di esazione
Nel caso di interruzione della prestazione dovuta a malattia, per ogni mese di durata del contratto il personale straordinario ha diritto alla corre­sponsione dell'inte­ra retribuzione per 7 giorni ed al 75% di essa per altri 7 giorni.
Le frazioni di mese superiori a 15 giorni si considera­no come mese intero.

Art. 68
INFORTUNI SUL LAVORO E MALATTIE PROFESSIONALI


1. Il lavoratore colpito da infortunio sul lavoro, anche leggero, ha l'ob­bligo di avvertire o di fare avvertire imme­diatamente il Consorzio.
2. In caso di assenza dovuta ad infortunio sul lavoro, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto fino a completa guarigione clinica. In tale periodo al dipendente spetta l'intera retribuzione, comprensiva del trattamento accessorio come determinato ai sensi dell'art.18.
3. Fuori dei casi previsti nel comma 2, se l'assenza è dovuta a malattia riconosciuta dipendente da causa di servi­zio, al lavoratore spetta l'intera retribuzione, comprensiva del trattamento accessorio come determinato ai sensi del richiamato art.18, per tutto il periodo di conservazione del posto di cui ai commi 5 e 6 della norma relativa al tratta­mento di malattia.
4. Per quanto riguarda il procedimento di riconoscimen­to della dipendenza da causa di servizio delle infermità e di corresponsione dell'equo indennizzo si fa rinvio alla disci­plina prevista dal D.P.R. 29.4.1994 n.349.
5. Per gli infortuni che i dipendenti subiscano nell'esercizio delle occupazioni professionali il Consorzio stipulerà apposite polizze assicurative per coprire i relativi rischi. Dette polizze potranno essere estese anche ai rischi extra professiona­li con oneri a carico degli assicurati.
6. Oltre alle prestazioni dovute dall'Istituto Nazionale Infortuni sul La­voro per i dipendenti coperti da assicura­zione Inail, per tutti i dipendenti si fa riferimen­to agli estremi e alle condizioni della polizza di assicura­zione sottoscritta dal Consorzio per gli infortuni profes­sionali ed extra professio­nali dei propri dipendenti.

Art. 69
TUTELA DELLA MATERNITA'


1. Salvo quanto disposto dal presente articolo alla lavo­ratrice, durante il periodo di gravidanza e puerperio, si applicano le disposizioni di legge in materia.
2. Il Consorzio corrisponderà alla lavoratrice, durante i periodi di asten­sione obbligatoria dal lavoro stabiliti dalle lettere a), b), c) dell'art.4 della legge 30.12.1971 n.1204, l'intera retribuzione mensile con l'esclusione delle indennità attribuite per specifiche circostanze e dei compensi per lavoro straordinario.

Art. 70
DOVERI, RESPONSABILITA' E DIRITTI


70.1 - Doveri

1. Il dipendente conforma la sua condotta al dovere costi­tuzionale di servire la Repubblica con impegno e responsa­bilità e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell'attività amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l'interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui.
2. Il dipendente si comporta in modo tale da favorire l'instaurazione di rapporti di fiducia e collaborazione tra l'Amministrazione e i cittadini.
3. In tale specifico contesto, tenuto conto dell'esigenza di garantire la migliore qualità del servizio, il dipenden­te deve in particolare:
a) collaborare con diligenza, osservando le norme del presente regolamento, le disposizioni per l'esecuzione e la disciplina del lavoro impartite dall'Amministrazione, anche in relazione alle norme in materia di sicurezza e di ambiente di lavoro;
b) rispettare il segreto d'ufficio nei casi e nei modi previsti dalle norme dei singoli ordinamenti ai sensi dell'art. 24 L. 7 agosto 1990, n. 241;
c) non utilizzare a fini privati le informazioni di cui disponga per ragioni d'ufficio;
d) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informa­zioni cui abbia titolo, nel rispetto delle disposizioni in materia di trasparenza e di accesso all'attività ammini­strativa previste dalla legge 7 agosto 1990, n. 41, dai regolamenti attuativi della stessa vigenti nell'amministra­zione nonché attuare le disposizioni della legge 4 gennaio 1968 n. 15 in tema di autocertificazione;
e) rispettare l'orario di lavoro, adempiere alle formalità previste per la rilevazione delle presenze e non assentarsi dal luogo di lavoro senza l'autorizzazione del dirigente del servizio;
f) durante l'orario di lavoro, mantenere nei rapporti interpersonali e con gli utenti condotta uniformata ai principi di correttezza ed astenersi da comportamenti lesivi della dignità della persona;
g) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad attività, che ritardino il recupero psicofisico, in periodo di malattia od infortunio;
h) eseguire gli ordini inerenti all'espletamento delle proprie funzioni o mansioni che gli siano impartite dai superiori. Se ritiene che l'ordine sia palesemente illegit­timo, il dipendente deve farne rimostranza a chi l'ha impartito, dichiarandone le ragioni; se l'ordine e rinnova­to per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente non deve, comunque, eseguire l'ordine quando l'atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illeci­to amministrativo;
i) avere cura dei locali, mobili, oggetti, macchinari, attrezzi, strumenti ed automezzi a lui affidati;
j) non valersi di quanto è di proprietà dell'Amministrazio­ne per ragioni che non siano di servizio;
k) non chiedere né accettare, a qualsivoglia titolo, compensi, regali o altre utilità in connessione con la prestazione lavorativa;
l) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l'accesso ai locali dell'Amministrazione da parte del personale e non introdurre, salvo che non siano debitamente autorizzate, persone estranee all'amministrazione stessa in locali non aperti al pubblico;
m) comunicare all'Amministrazione la propria residenza e, ove non coincidente, la dimora temporanea, nonché ogni successivo mutamento delle stesse;
n) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all'ufficio di appartenenza, salvo comprovato impedimento.
o) astenersi dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere direttamente o indiretta­mente interessi finanziari o non finanziari propri.
p) non abbandonare, al termine del turno, il posto di lavoro senza prima avere avuto la sostituzione.

70.2 - Responsabilità

1. Il dipendente è tenuto a risarcire all'Amministra­zione i danni derivan­ti dalla violazione di obblighi di servizio. Se ha agito per un ordine che era obbligato ad eseguire, va esente da responsabilità, salvo la re­sponsabilità del supe­riore che ha impartito l'ordine.
2. Egli, invece, è responsabile se ha agito per dele­ga del superiore.
3. La delega di funzioni è consentita soltanto per attivi­tà dovute e vinco­late nel contenuto.
4. Il dipendente, che nell'esercizio delle attribu­zioni ad esso conferite cagioni ad altro un danno in­giusto, è perso­nalmente obbligato a risarcirlo.

70.3 - Diritti
1. Il dipendente ha diritto all'esercizio delle fun­zioni inerenti alla sua qualifica e non può essere pri­vato del suo ufficio, tranne che nei casi previ­sti dal­la legge o dal presente regola­mento.
2. Può essere destinato a qualunque altra fun­zione purché rispondente alla quali­fica che riveste ed al ruolo cui ap­partiene.
3. Quando speciali esigenze di servizio lo richieda­no, il dipendente può tempo­raneamente essere destinato a mansioni di altra qualifica dello stesso livello.

Art. 71
PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI


71.1 - Sanzioni

1. Le violazioni, da parte dei lavoratori, dei doveri disciplinati nell'art.54 danno luogo, secondo la gravità dell'infrazione, all'applicazione delle seguenti sanzioni disciplinari previo procedimento disciplinare:
a) rimprovero verbale;
b) rimprovero scritto (censura);
c) multa di importo variabile fino ad un massimo di quattro ore di retribuzione;
d) sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino a dieci giorni;
e) licenziamento con preavviso;
f) licenziamento senza preavviso.
2. L'Amministrazione, fatta eccezione per il rimprovero verbale, non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente, se non previa contestazione scritta dell'addebito, da effettuarsi tempestivamente e, comunque, non oltre 20 giorni da quando è venuta a conoscenza del fatto e senza aver sentito il dipendente a sua difesa con l'eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappre­sentante dell'associazione sindacale cui egli aderisce o conferisce mandato.
3. La convocazione scritta per la difesa non può avvenire prima che siano trascorsi cinque giorni lavorativi dalla contestazione del fatto che vi ha dato causa. Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente, la sanzione viene applicata nei successivi 15 giorni.
4. Il Direttore Generale, su segnalazione del capo della struttura in cui il dipendente lavora, contesta l'addebito al dipendente medesimo ed istruisce il procedimento disciplina­re.
5. Al dipendente o, su sua espressa delega al suo difenso­re, è consentito l'accesso a tutti gli atti istruttori riguardan­ti il procedimento a suo carico.
6. Il procedimento disciplinare deve concludersi entro 120 giorni dalla data della contestazione dell'addebito. Qualora non sia stato portato a termine entro tale data, il procedi­mento si estingue.
7. L'Organo competente ai sensi del Codice Disciplinare, sulla base degli accertamenti effettuati e delle giustifica­zioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione applicabile tra quelle indicate nel predetto Codice, nel rispetto dei principi e dei criteri di cui al comma 1 dello stesso Codice.
Quando il medesimo Organo ritenga che non vi sia luogo a procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedi­mento, dandone comunicazione all'interessato.
8. Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.
9. I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore dalle eventuali responsabilità di altro genere nelle quali egli sia incorso.
10. Per quanto non previsto dalla presente disposizione si rinvia all'art. 59 del d. lgs. n. 29/1993.

71.2 - Codice disciplinare

1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporziona­lità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza ed in conformità di quanto previsto dall'art. 59 del d. lgs. n. 29/1993 e successive modificazioni ed integrazioni, sono fissati i seguenti criteri generali:
Il tipo e l'entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati anche in relazione:
a) alla intenzionalità del comportamento, alla rilevanza della violazione di norme o disposizioni;
b) al grado di disservizio o di pericolo provocato dalla negligenza, imprudenza o imperizia dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell'evento;
c) all'eventuale sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti;
d) alle responsabilità derivanti dalla posizione di lavoro occupata dal dipendente;
e) al concorso nella mancanza di più lavoratori in accordo tra di loro;
f) al comportamento complessivo del lavoratore, con parti­colare riguardo ai precedenti disciplinari nell'ambito del biennio previsto dalla legge;
g) al comportamento verso gli utenti;
Al lavoratore che abbia commesso mancanze della stessa natura già sanzionate nel biennio di riferimento, è irroga­ta, a seconda della gravità del caso e delle circostanze, una sanzione di maggiore entità prevista nell'ambito del medesimo comma.
Al dipendente responsabile di più mancanze compiute con unica azione od omissione o con più azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico procedimento, è applicabile la sanzione prevista per la mancanza più grave se le suddette infrazioni sono punite con sanzioni di diversa gravità.

2. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o scritto al massimo della multa di importo pari a quattro ore di retribuzione è inflitta dal Direttore Generale e si applica al dipendente per:
a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema di assenze per malattia, nonché dell'orario di lavoro;
b) condotta non conforme a principi di correttezza verso altri dipendenti o nei confronti del pubblico;
c) negligenza nella cura dei locali e dei beni mobili o strumenti a lui affidati o sui quali, in relazione alle sue responsabilità, debba espletare azione di vigilanza;
d) inosservanza delle norme in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul lavoro nel caso in cui non ne sia derivato un pregiudizio al servizio o agli interessi dell'Amministrazione o di terzi;
e) rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio dell'Amministrazione, nel rispetto di quanto previsto dall'articolo 6 della l. n. 300/70;
f) insufficiente rendimento;
L'importo delle ritenute per multa sarà introitato dal Bilancio dell'Amministrazione e destinato ad attività socia­li.
3. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a un massimo di 10 giorni è inflitta dal Presidente e si applica per:
a) recidiva nelle mancanze che abbiano comportato l'applica­zione del massimo della multa oppure quando le mancanze previste nel comma 2 presentino caratteri di particolare gravità;
b) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso; in tali ipotesi, l'enti­tà della sanzione è determinata in relazione alla durata dell'assenza o dell'abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione dei doveri del dipendente, agli eventuali danni causati all'amministrazio­ne, agli utenti o ai terzi;
c) ingiustificato ritardo, non superiore a 10 giorni, a trasferirsi nella sede assegnata;
d) svolgimento di attività lavorative durante lo stato di malattia o di infortunio;
e) rifiuto di testimonianza oppure per testimonianza falsa o reticente in procedimenti disciplinari;
f) minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il pubblico o altri dipendenti; alterchi con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con utenti;
g) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell'Amministra­zione, nel rispetto della libertà di pensiero ai sensi dell'art. 1 della L. 300 del 1970;
h) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che siano lesivi della dignità della persona;
i) qualsiasi comportamento da cui sia derivato grave danno all'Amministrazione o a terzi.
4. La sanzione disciplinare del licenziamento con preavviso è inflitta dal Consiglio Direttivo e si applica per:
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell'anno, in una delle mancanze previste nel comma 3, anche se di diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza che abbia comportato l'applicazione della sanzione massima di dieci giorni di sospensione dal servizio e dalla retribuzione;
b) occultamento di fatti e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di somme o beni di spettanza o di pertinenza dell'Amministrazione o ad essa affidati, quando in relazione alla posizione rivestita abbia un obbligo di vigilanza o controllo;
c) rifiuto espresso del trasferimento disposto per esigenze di servizio;
d) assenza arbitraria ed ingiustificata dal servizio per un periodo superiore a dieci giorni consecutivi lavorativi;
e) persistente insufficiente rendimento, ovvero per qualsia­si fatto grave che dimostri piena incapacità di adempiere adeguatamente agli obblighi del servizio;
f) condanna passata in giudicata per un delitto che, commes­so fuori dal servizio e non attinente in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consente la prosecuzione per la sua specifica gravita.
5. La sanzione disciplinare del licenziamento senza preav­viso è inflitta dal Consiglio Direttivo e si applica per:
a) commissione in servizio di gravi fatti illeciti di rilevanza penale per i quali sia fatto obbligo di denuncia;
b) recidiva, negli ambienti di lavoro, di vie di fatto contro altri dipendenti o terzi, anche per motivi non attinenti al servizio;
c) accertamento che l'impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi e, comunque, con mezzi fraudolenti;
d) commissione, in genere, di fatti o atti dolosi, non ricompresi nella lettera "a", anche nei confronti di terzi, di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro.
e) condanna passata in giudicato:
f) per i delitti di cui all'art. 15, comma 1, lettere a), b), c), d), e) ed f) della legge 1990, n. 55, modificata ed integrata dall'art. 1, comma 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16;
g) quando alla condanna consegua, comunque, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
6. Nel caso previsto dalla lettera "a" del comma 5, l'ammi­nistrazione inizia il procedimento disciplinare ed inoltra la denuncia penale. Il procedimento disciplinare rimane tuttavia sospeso fino alla sentenza definitiva. Analoga sospensione è disposta anche nel caso in cui l'obbligo della denuncia penale emerga nel corso del procedimento disciplinare già avviato.
7. Al di fuori dei casi previsti nel comma 6, quando l'amministrazione venga a conoscenza dell'esistenza di un procedimento penale a carico del dipendente per i medesimi fatti oggetto di procedimenti disciplinare, questo è sospeso fino alla sentenza definitiva.
8. Il procedimento disciplinare sospeso ai sensi dei commi 6 e 7 è riattivato entro 180 giorni da quando l'amministra­zione ha avuto notizia della sentenza definitiva.
9. La mancanze non espressamente previste nella presente elencazione sono comunque sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi riferimento, quanto all'individuazione dei fatti sanzionabili, ai doveri dei lavoratori di cui all'art. 4 e, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili dai commi precedenti.

Art. 72
RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO


72.1 - Dimissioni

1. Il dipendente può in qualunque tempo dimet­tersi dall'ufficio.
2. Le dimissioni debbono essere presentate per iscritto.
3. Il dipendente che ha presentato le dimissioni deve proseguire nell'adempi­mento dei doveri d'ufficio finché non gli venga comunicata l'accettazione delle dimissi­oni.
4. L'accettazione può essere rifiutata o ritardata per motivi di servizio o quando sia in corso procedi­mento disci­plinare a carico del di­pendente.

72.2 - Decadenza dall'impiego

1. Il dipendente non può esercitare il commercio, l'indu­stria, né alcuna profes­sione o assumere impieghi alle dipen­denze di privati o accettare cari­che in soci­età costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in so­cietà o enti per le quali la nomina è riser­vata allo Stato, alle Regioni o agli Enti Locali.
2. Il dipendente che contravvenga al divieto posto dal comma preceden­te viene diffidato a cessare dalla situazione di incompatibilità.
3. La circostanza che il dipendente abbia obbedito alla diffida non pre­clude eventuale azione disciplina­re.
4. Decorsi quindici giorni dalla diffida, senza che la incompatibilità sia cessata, l'impiegato decade dall'impie­go.
5. Oltre che nel caso previsto dai commi precedenti, il dipendente incor­re nella decadenza dall'impiego.
a) Quando perda la cittadinanza italiana;
b) Quando, senza giustificato motivo, non assuma o non rias­suma servizio entro il termine prefis­sogli, ovvero riman­ga assente dall'ufficio per un periodo non infe­riore a 15 gior­ni.
c) Quando sia accertato che l'impiego fu conseguito mediante la produzio­ne di documen­ti falsi o viziati da invalidità non sanabile.
6. La decadenza è disposta dal Consiglio Direttivo.

72. 3 - Dispensa dal servizio

1. Può essere dispensato dal servizio il dipen­dente che sia divenuto inabile per motivi di salute, o che abbia perso gli specifici requisiti fisici ed attitudinali necessa­ri per il disimpegno incondizionato delle attribuzioni pertinenti alla qualifica posse­duta nonché quello che abbia dato prova di incapacità o di persistente insufficiente rendimento.
2. Al dipendente proposto per la dispensa dal servizio è assegnato un termine per presentare, ove creda, le proprie osservazioni.
3. In caso di inabilità per motivi di salute a svolgere le attribuzioni per­tinenti alla qualifica si potrà far luogo a dispensa dopo accertamento nega­tivo della idonei­tà del di­pendente a svolgere altre mansioni appartenenti allo stesso livello o a livel­lo inferiore, compatibilmente con le strutture organizzative e nei limiti delle dispo­nibilità dei ruoli organici.
4. Nell'ipotesi in cui si verifichino contemporaneamente più casi di inabilità per moti­vi di salute si terrà conto in ordine decrescente delle in­fermità dipendenti da causa di servizio, da malattia professionale e da moti­vi comuni.
5. Nel caso di assegnazione a livello inferiore il dipen­dente avrà diritto a con­servare il tratta­mento economico in godimento, escluse le indennità.
6. La dispensa è disposta con provvedimento motivato del Consiglio Direttivo.
7. E' fatto in ogni caso salvo il diritto al trattamento di quiescenza e previ­denza spettante secondo le disposizioni vigenti.

Art. 73
SOSPENSIONE CAUTELATIVA


73.1 - Sospensione in corso di procedimento disciplinare

1. Il Presidente, laddove riscontri la necessità di esple­tare accertamenti su fatti addebitati al dipendente a titolo di infrazione disciplinare punibili con la sanzione della sospensione dal servizio e dalla retribuzione, può disporre, nel corso del procedimento disciplinare, l'allonta­namento dal lavoro per un periodo di tempo non superiore a trenta giorni, con conservazione della retribuzione.
2. Quando il procedimento disciplinare si conclude con la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, il periodo dell'allontanamento cautelativo deve essere computato nella sanzione, ferma restando la privazione della retribuzione limitata agli effettivi giorni di sospensione irrogati.
3. Il periodo trascorso in allontanamento cautelativo, escluso quello computato come sospensione dal servizio, è valutabile agli effetti della anzianità di servizio.

73.2 - Sospensione in caso di procedimento penale

1. Il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della libertà personale è sospeso d'ufficio dal servizio con privazione della retribuzione per la durata dello stato di detenzione o comunque dello stato restrittivo della libertà.
2. Il dipendente può essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione anche nel caso in cui venga sottoposto a procedimento penale che non comporti la restri­zione della libertà personale quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente attinenti al rapporto di lavoro o comunque tali da comportare, se accertati, l'appli­cazione della sanzione disciplinare del licenziamento ai sensi del Codice Disciplinare, commi 4 e 5.
3. Il Presidente, cessato lo stato di restrizione della libertà personale di cui al comma 1, può prolungare il periodo di sospensione del dipendente fino alla sentenza definitiva, alle medesime condizioni di cui al comma 2.
4. Resta fermo l'obbligo di sospensione nei casi previsti dall'art. 15, comma 1, della legge n. 55/1990, come sostitui­to dall'art. 1, comma 1, della legge 16/1992.
5. Nei casi previsti dai commi precedenti si applica quanto previsto, in tema di rapporti tra procedimento disciplinare e procedimento penale, dal Codice Disciplinare, commi 6, 7 e 8.
6. Al dipendente sospeso ai sensi del presente articolo sono corrisposti un'indennità pari al 50 della retribuzione fissa mensile e gli assegni del nucleo familiare, con esclu­sione di ogni compenso accessorio, comunque denominato, anche se pensionabile.
7. In caso di sentenza definitiva di assoluzione o proscio­glimento penale, la stessa conserva efficacia, se non revoca­ta, per un periodo di tempo comunque non superiore a cinque anni. Decorso tale termine la sospensione cautelare è revoca­ta di diritto e il dipendente riammesso in servizio. Il procedimento disciplinare rimane, comunque, sospeso sino all'esito del procedimento penale.
Norme transitorie per i procedimenti disciplinari in corso
I procedimenti disciplinari in corso alla data di approvazione del presente accordo da parte dell'Autorità Tutoria vengono portati a termine secondo le procedure vigenti alla data del loro inizio.
Il dipendente sottoposto a procedimento penale può essere, quando la natura del reato sia particolarmente gra­ve, sospeso dal servizio con provve­dimento del Pre­sidente; ove sia stato emesso mandato od ordine di cat­tura il dipen­dente deve esse­re sospeso immediatamente dal servizio.
Il capo dell'ufficio che ha notizia dell'emissione di un mandato od ordine di comparizione, o della conva­lida del fermo, nei confronti di un impiegato da lui dipendente, deve riferire immediatamente al Presidente.

Art. 74
TRATTAMENTO DI FINE SERVIZIO


Per i lavoratori assunti dall'1 gennaio 1996 il trattamento di fine servizio è regolato in base a quanto previsto dall'articolo 2120 del Codice civile in materia di trattamento di fine rapporto, ai sensi dell'art.2 della legge 8.8.1995 n. 335.

Art. 75
TERMINI DI PREAVVISO


1. In tutti i casi in cui è prevista la risoluzione del rapporto con preavviso o con corresponsione dell'indennità sostitutiva dello stesso, i relativi termini sono fissati come segue:
- 2 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 5 anni
- 3 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 10 anni
- 4 mesi per dipendenti con anzianità di servizio oltre 10 anni.

Art. 76
INDENNITA' IN CASO DI MORTE


In caso di morte del lavoratore l'indennità per il trattamen­to di fine servizio viene corrisposta nei termini e con le modalità di cui all'apposito "Regolamento del Fondo per la liquidazione di inden­nità di Fine Servizio al Perso­nale Dipendente".

Art. 77
COLLOCAMENTO A RIPOSO


1. Il personale è iscritto all'I.N.P.D.A.P. per la costi­tuzione del fondo pensio­ne.
2. Il rapporto d'impiego, oltre che negli altri casi pre­visti dalle presenti norme, cessa con il collocamento a riposo al compimento del 65°anno di età.
3. Il personale che superi tale limite di età senza avere conseguito il diritto a pensione può essere trattenuto in servizio fino al raggiungi­mento di tale diritto, sempre che non superi i settanta anni di età.
4. I benefici economici risultanti dall'applicazione dei rinnovi contrattuali sono corrisposti integralmente, alle scadenze e negli importi contrattualmente previsti, al personale comunque cessato dal servizio, con diritto a pensione, nel periodo di vigenza contrattuale.

Art. 78
(Disposizioni regolamentari previgenti – abrogazioni)

Sono espressamente abrogate le disposizioni del regolamento organico del personale approvate con deliberazioni della Giunta regionale n, 248 del 4 agosto 1998, n. 392 del 30 dicembre 1999 e n. 208 dell'11 luglio 2000.

Art.79
( Organico )

E' approvato l'organico del Consorzio

 

 

 

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